SENSAZIONI

ERBE SPONTANEE

21 Nov , 2016  

L’uomo nasce raccoglitore.

Le piante, anticamente, venivano amate non solo per uso alimentare, ma anche per curarsi o come decorazione durante le cerimonie sacre. Quindi ci si affidava ai doni della madre terra che regalava l’unica fonte di nutrimento per preparare anche rimedi ai malati con infusi erboristici.

Da qui, oggi, nasce l’esigenza e la volontà di ritornare alle origini. Un ritorno al passato per comprendere l’importanza delle erbe. Erbe che si possono ammirare e raccogliere durante le quattro stagioni. Erbe che spontaneamente crescono e si riproducono in base alla temperatura. Sì! Perché le erbe spontanee riconoscono la temperatura e nascono.

Ho trascorso un fine settimana in una Azienda agricola, Sierro Lo Greco, che ha sede nel Parco Naturale della Terra delle Gravine, a Laterza (Ta), in Puglia. È una masseria socio-didattica che mette a disposizione il proprio perimetro per raccogliere le erbe spontanee. Siamo in autunno e ho potuto, non solo riconoscerle e quindi raccoglierle, ma amarle così tanto da assaggiarle crude e cotte. Ho mangiato petali di fiori nelle insalate ed erbe spontanee cotte, dal sapore unico se pur semplicemente lessate e condite.

Il merito è di una donna, Maria Sonia Baldoni, che da quarant’anni si occupa, in tutta Italia, di erbe spontanee e di coinvolgere chiunque volesse aprire una “Casa delle Erbe” al fine di accogliere coloro che, come me, desiderano immergersi e vivere con madre terra e assimilare l’energia e la vitalità delle erbe spontanee durante le stagioni.

Ti dirò, se già vivi in campagna e non sei in grado di riconoscere le erbe spontanee che crescono nel tuo giardino, non sai quale meravigliosa esperienza ti stai perdendo. Potresti trovare il Rovo (Robus fruticocus) e raccogliere i fiori per condire l’insalata, oppure la Calendula (Calendula officinalis) e assaporare tutta la pianta, sia i petali del fiore crudi e le foglie cotte. L’Ombelico di Venere (Umbilicus rupestris) che si mangia crudo, le foglie cotte di Romice (Rumex) e del Boccione (Urospermum delechampii). I fiori crudi di Lavanda (Lavanda angustifolia), le foglie cotte di Ramolaccio (Raphanus sativus). Il Centocchio (Stellaria), una piccolissima pianta da mangiare cruda, l’Attaccamani (Galium Aparine) solo cotto. Per non palare di tutte le tisane con piante fresche, per esempio una tisana di Menta, Rosmarino e qualche fiore di Lavanda per dolcificarla, non avrai bisogno di zucchero o altri dolcificanti, basterà un semplice fiore fresco! Oppure, in estate, potresti trovare l’Amaranto, raccogliere le foglie e mangiarle cotte. Hai tutto questo? Forse Sì e ancora non lo stai vivendo.

Anche con le bacche, come quelle di Rosa Canina o Biancospino, se si fanno seccare e si frantumano, si possono fare dei rilassanti massaggi e pediluvi. Come vedi nulla si butta di una pianta. Ci sono anche erbe spontanee tintòrie che servivano per colorare i tessuti. Perché non utilizzarle anche oggi?

Se abiti in campagna hai erbe spontanee a portata di mano e ogni giorno riuscirai a raccogliere enormi cestini per nutrirti, curare qualsiasi disturbo, ma soprattutto ritrovare l’essenza delle tue radici e vivere con madre natura, con la terra, qui e ora. Sarà un ritorno al passato per un mondo e una vita migliore.


Per conoscere Maria Sonia Baldoni e sposare con lei i progetti delle “Case delle Erbe” clicca questo link Case delle Erbe (Facebook)


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